India: lontano dal caos delle grandi città

India: la classe
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L’esperienza di una scuola e di un villaggio rurali in India 

Durante il tragitto da Jaipur ad Agra deviamo rispetto alla strada principale. Dopo un’ora circa ci ritroviamo in un contesto completamente nuovo, così pacifico e tranquillo rispetto al caos della città.

Oggi visiteremo una scuola e un villaggio rurali, e lungo la strada praticamente deserta ci imbattiamo in una sfilata per la Festa dei Nove Giorni: donne coloratissime, uomini, ragazze, ragazzi e bambini di tutte le età seguono ballando un piccolo furgone da cui esce una musica quasi assordante.

La strada è stretta e il nostro bus non riesce a passare, così ci fermiamo e scendiamo. Per tutti l’interesse passa dalla processione a noi, e veniamo letteralmente travolti dall’euforia.

Dopo canti, balli e foto la parata prosegue e noi risaliamo sul bus per raggiungere la scuola.

Man mano che ci avviciniamo cominciamo a vedere che i bambini si accorgono di noi. Si chiamano e si guardano a vicenda, alcuni divertiti, altri un po’ perplessi (la nostra guida dice perché forse ci credono degli ispettori che ogni tanto fanno visita per verificare che tutti studino). È ora di pranzo e l’ultimo gruppo è in fila per il pasto: zuppa di lenticchie. A cucinare sono alcune donne del villaggio. La scuola ha chiesto loro di occuparsi della cucina perché è come se i bimbi fossero un po’ figli loro, e si sa che quando si prepara da mangiare per le persone a cui si vuole bene il cibo ha tutto un altro sapore.

I bambini si dividono i compiti: c’è chi distribuisce la minestra con pentolone e mestolo, chi raccoglie i piatti sporchi e chi pulisce il cortile. Ci avviciniamo e chiediamo loro se la minestra è buona. Qualcuno ci risponde addirittura che è più buona che a casa!!

Far capire alle famiglie del villaggio l’importanza dell’istruzione non è stato facile, ci confessa il responsabile del progetto, ed è proprio per questa ragione che è stato incluso il pasto a scuola: i genitori accettano più volentieri perché non devono pagare nulla, nemmeno il pasto.

I bambini imparano a leggere e scrivere, a rispettare l’ambiente e la natura, e apprendono anche norme igieniche fondamentali come lavarsi le mani prima di mangiare. E non solo per loro, ma anche per i loro familiari: quello che imparano lo trasmettono alla famiglia, dando vita ad un naturale e genuino circolo virtuoso di cui poi beneficia tutta la società.

In India l’istruzione è gratuita, ma i fondi destinati alle scuole sono molto limitati. Il denaro dello Stato non è sufficiente per far fronte a tutte le esigenze dei bambini, ed è per questo che è nato il progetto. Ogni persona che prende parte ad un tour come questo contribuisce all’acquisto di quanto la scuola necessiti (per esempio quest’anno sono stati installati ventilatori a soffitto in tutte le classi).

Facciamo un giro nelle aule per conoscere i bambini e appena entriamo scattano tutti in piedi e si presentano orgogliosi. C’è chi sta imparando l’alfabeto e chi invece studia gli insegnamenti della filosofia indù. Sono tutti entusiasti della scuola e ci mostrano fieri quaderni e libri.

Il tempo vola, e per i bambini ricominciano le lezioni. Li lasciamo e proseguiamo per il villaggio. Ci avviciniamo pian piano alle case incontrando lungo il cammino donne e uomini che riposano all’ombra degli alberi.

Il progetto prevede anche un aiuto per le famiglie del villaggio, che hanno così imparato nuove tecniche di coltivazione e di risparmio delle risorse idriche. Raggiungiamo le abitazioni, che i padroni di casa ci mostrano con grande entusiasmo.

Queste visite così inusuali rendono felici loro, ma ancor di più noi. Essere accolti con tanta gentilezza e allegria è una cosa così rara per la nostra società, sempre più individualista e diffidente verso chi non si conosce. Apprezzamenti spontanei e sinceri come questi ci destabilizzano, ci commuovono.

Il fatto che, per tanti versi, nei Paesi economicamente più poveri si viva meglio non è un luogo comune. Meno si possiede, più si apprezzano i piccoli gesti quotidiani. Per questo da certi viaggi (e l’India per me è stato questo) si torna più felici e più ricchi dentro.

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Francesca Campo

Francesca Campo

Lavora nell’agenzia della madre da 4 anni, ma da brava figlia di agente di viaggi la sua passione e la sua curiosità verso il mondo iniziano quando era ancora nel pancione. Da quel momento la sua voglia sfrenata di vedere e conoscere non si è più fermata, e non appena ne ha la possibilità prepara le valigie e parte. francesca.campo@myboardingpass.it