Genova da mangiare: sua maestà la focaccia!

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C’è il porto.
C’è il mare.
Ci sono anche le montagne.
C’è l’Acquario.
Ci sono i vicoli (e i suoi pericoli, cit.), il centro storico Patrimonio dell’Unesco, le chiese, i palazzi storici e le antiche botteghe.
C’è lo stadio più “inglese” d’Italia.

Ma c’è una cosa, a Genova, che ogni turista apprezza: la FOCACCIA!
La sua fragranza vi inebria appena passate davanti ad un panificio.
Spesso rimanete di stucco nel vederci mangiare questa prelibatezza pucciandola nel cappuccino o, a maggior ragione, quando gustiamo quella con le cipolle, alle 8 di mattina, accompagnata ad un “gotto” di vino bianco.

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photo credit: beautifuliguria.com

Le varianti sono parecchie: le “storiche” spaziano da quella con le olive verdi (rigorosamente verdi!!!), con la salvia (tritata finemente e aggiunta all’impasto in lievitazione) a quella con le cipolle già citata in precedenza. Ultimamente, nei vari forni, si trovano anche versioni “stravaganti”, quali ad esempio, quella con le patate e il rosmarino, con i wurstel, con le verdure grigliate, con i pomodorini e l’origano e addirittura con pesto e stracchino.
Esiste anche una versione parallela a quella classica; viene chiamata “di Voltri” (quartiere del ponente genovese) ed è bassa e croccante poiché spolverata di farina di mais prima di essere infornata.

La mia preferita?
Ecco, questo è un gran bel dramma perché non saprei scegliere. Vincitrici a pari merito la classica, possibilmente malcotta e unta (e la morte sua è con una sostanziosa dose di mortadella a farcirla!) e quella con le cipolle, che mangerei a tutte le ore del giorno e della notte.

Un consiglio, però, ve lo devo dare.
Noi genovesi teniamo molto alle nostre “cose”, siamo gelosi e orgogliosi.

Non chiamatela PER NESSUNA RAGIONE AL MONDO pizza bianca!!!

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Focaccia Di Genova

photo credit: visitgenoa.com

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Sabrina Bolloni

Sabrina Bolloni

Agente di viaggio da oltre 20 anni. Ama la musica indie-rock, la cucina etnica e la birra scura. Scatta foto per passione ma con risultati scarsi. Viaggia perché non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Lo stadio, però, è casa sua.